| Prima Pagina | Pergamon Journal History | Pergamon Journal Science | Supporto | Feed |
__________________________________________________________________________

| Biologia | Tecnologia | Astronomia | Ecologia | Geografia |
__________________________________________________________________________
____

Pergamon Journal Science

Non smetteremo mai di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo come la prima volta. (Thomas Stearns Eliot) __________________________________________

In orbita il satellite radar italiano

Pergamon Journal Science

Il terzo satellite ambientale italiano Cosmo-Skymed ruota intorno alla Terra. E’ decollato in perfetto orario alle 19.28 locali di ieri sera (le 4.28 di questa mattina in Italia) dalla base spaziale militare americana sulla costa pacifica. Il primo era stato lanciato nel giugno dell’anno scorso e l’ultimo partirà agli inizi del 2010. A quel punto la costellazione dei quattro veicoli spaziali sarà completa e potrà svolgere appieno il lavoro per cui è stata realizzata da Thales Alenia Space su un programma dell’agenzia spaziale italiana Asi assieme alla Difesa.

La costellazione è nata con uno scopo ambizioso: tenere sotto controllo in continuazione la superficie della Terra facendo ricorso invece che ai normali obiettivi ottici ad un radar. Lo strumento scandaglia con le sue onde la superficie e costruisce delle immagini ricche di informazioni con un grande vantaggio, quello di scrutare in continuazione il territorio nonostante la presenza delle nuvole e durante la notte; due condizioni gravose che limitano e riducono il lavoro dei normali satelliti con obiettivi ottici. Inoltre il programma nasce da un accordo e dalla partecipazione della Difesa e in questo modo è nata la prima costellazione a livello internazionale con una caratteristica «duale», cioè che serve le necessità degli impieghi civili e militari legati alla sicurezza.

Già i primi due satelliti sono stati intensamente adoperati in varie circostanze nei mesi passati aiutando ad esempio il tempestivo censimento dei danni causati dall’uragano in Birmania e dal terremoto in Cina. «E i nostri militari – nota il generale Pietro Finocchio alla guida di Teledife che sovrintende la partecipazione della Difesa - lo utilizzando correntemente nei territori in cui agiscono come in Afghanistan e Iraq – raggiungendo una miglior sicurezza nelle operazioni». Con i primi due satelliti si raccoglievano 900 immagini al giorno della Terra. Ora con il terzo si arriverà a 1300 per toccare il tetto delle 1800 riprese quotidiane quando sarà disponibile anche il terzo satellite, tutti rotanti su un’orbita che attraversa anche le aree polari a 630 chilometri d’altezza.

La costellazione sarà attiva per quindici anni ma già l’Asi sta pensando a come garantirne in futuro la continuità con una nuova generazione di veicoli ancora più avanzati. Ma intanto c’è lo sfruttamento dei satelliti ora disponibili le cui mappe mostrano oggetti più piccoli di un metro. «Ma con tre veicoli in orbita – precisa Enrico Saggese, commissario dell’Asi – potremo iniziare la sperimentazione di una tecnica di rilevazione che realizzerà addirittura immagini tridimensionali che saranno la pratica normale della futura generazione. Ora per stimolare applicazioni praticate stiamo costituendo alla stazione dell’ASI di Matera dove si ricevono le trasmissioni dei Cosmo-Skymed, un centro di eccellenza nel quale i tecnici di piccole e medie aziende e delle università possono sviluppare le tutte le innovazioni possibili».

«Intanto si sta definendo la nascita della società e-geos formata da Telespazio e Asi – precisa Giuseppe Veredice, amministratore delegato di Telespazio – per commercializzare a livello internazionale questi prodotti spaziali italiani che oggi non hanno eguali nel mercato. Naturalmente dobbiamo procedere rapidamente perché arrivare tardi significherebbe perdere una preziosa occasione». «I futuri satelliti Cosmo-Skymed a cui stiamo lavorando avranno una taglia analoga ma saranno più evoluti nelle capacità» precisa Luigi Pasquale, amministratore delegato di Thales Alenia Space. «E per la concretizzazione di questo futuro vediamo importante un più stretto rapporto di collaborazione tra l’Asi e il Ministero della Difesa» conclude Giorgio Zappa, direttore generale di Finmeccanica.

Il sole si è riacceso

L’inquietudine è finita. Il Sole si è «riacceso» secondo le regole e tutto è rientrato nella normalità di un nuovo ciclo che sta per iniziare. Il Sole torna quindi a dare spettacolo, come in passato hanno documentato gli obiettivi del satelliti Trace americano, Hinode giapponese e Soho dell’Esa europea. Sabato scorso una macchia (la numero 1005) ha segnato la sua superficie ed era la terza in tre settimane; indicazione inequivocabile di una ripresa dell’attività. Le macchie solari osservate per la prima volta da Galileo Galilei nel 1611 sono aree della fotosfera a temperatura più bassa delle zone circostanti e ciò basta per renderle più oscure per contrasto. Esse sono sempre associate a forti campi magnetici. Questa attività ci interessa da vicino perché il fenomeno delle macchie è associato all’emissione di flussi di radiazioni e particelle che poi investono la Terra causando, quando sono particolarmente intensi, delle tempeste geomagnetiche sul nostro pianeta , cioè guai e disturbi ai satelliti in orbita, ai sistemi di comunicazione e alle reti elettriche. E’ già accaduto e la causa è documentata. Le nuove macchie segnano la conclusione del periodo di quiete che l’astro stava attraversando nel suo ciclo periodico di circa undici anni nel quale si ha un momento di massima attività ed uno di minima. Ma il 2008 stava già facendo notizie perché sembrava essere l’annata più calma dell’era spaziale, cioè dell’ultimo mezzo secolo (il primo satellite veniva infatti lanciato nell’ottobre 1957) . Alla fine di settembre un comunicato della Nasa annunciava che se continuava così il 2008 stava registrando il record di giorni praticamente senza macchia negli ultimi cinquant’anni: allora si era arrivati a 200 e l’ultimo record lo deteneva il 1996 con 170 giorni. Però con le cose del cielo è sempre meglio essere cauti. Infatti scritto il comunicato il Sole ha ripreso la sua tradizionale agitazione: comunque i 200 giorni restano un dato acquisito. I vari cicli solari che si sono succeduti nei secoli hanno avuto, ovviamente, caratteristiche diverse: alcuni sono stati tranquilli altri più intensi.  Il prossimo che sta prendendo corpo è previsto come moderato secondo gli esperti dello Space Weather Prediction della National Oceanic and Atmospheric Administration. Moderato, tuttavia, ha un significato molto relativo perché macchie ed eruzioni come sono state riprese dai satelliti hanno dimensioni che possono contenere molte volte il nostro pianeta. Da qui la potenza dei fenomeni in gioco e la preoccupazione che talvolta i loro effetti possano creare danni alla vita sulla Terra. Ma anche agli astronauti che ormai soggiornano stabilmente sulla stazione spaziale. Anzi questi sono i primi ad essere esposti e a subire eventuali conseguenze.

Ecco il Googlefonino

Si alza il velo sul primo gphone, che sancisce l'ingresso di Google nel ricco mercato della telefonia mobile. Dopo una lunga attesa e vari postici arriva così G1, questo il nome del cellulare in grado di supportare la piattaforma A ndroid targata Google, e lancia la sua sfida al Blackberry, all'iPhone e alla Nokia. Sul mercato americano G1, prodotto dalla taiwanese Htc, arriverà il prossimo 22 ottobre a 179 dollari con un abbonamento di due anni con T-Mobile compreso fra i 25 e i 35 dollari al mese. Il G1 sbarcherà a partire da novembre in Gran Bretagna e nel resto del vecchio continente nel 2009. A partire dal prossimo anno la gamma di cellulari in grado di supportare Android si amplierà, visto che società quali Lg e Samsung produrranno e lanceranno i propri modelli di gphone.

«Android ha il potenziale di divenire l'equivalente di ciò che Linux ha rappresentato per i computer. Ci attendiamo che le vendite arriveranno a rappresentare circa il 10% del mercato dei telefonini intelligenti nel 2011», spiega Roberta Cozza, analista di Gartner. L'arrivo sul mercato di G1 non avrà lo stesso clamore dell'iPhone, divenuto oggetto cult per il quale a migliaia si sono accodati per metterci le mani sopra sin dalla notte precedente al lancio. «Dubito che si possa verificare qualcosa di analogo a quanto accaduto con Apple», sottolinea un analista. «Google entra nel mercato della telefonia mobile non per divenire un produttore di telefoni cellulari ma per aprirsi un varco nel grande mercato dei servizi e delle applicazioni per telefonini», osserva Carolina Milanesi di Gartner.

Grossi problemi al Cern

Il riavvio dell'acceleratore del Cern Lhc è in programma all'inizio della primavera del 2009. Lo ha annunciato il Cern a Ginevra in un comunicato. Le indagini condotte in seguito all'importante fuga di elio all'interno del tunnel del Large Hadron Collider - pochi giorni lo storico avvio dell'acceleratore lo scorso 10 settembre- hanno indicato che la «causa più probabile dell'incidente è stata una connessione elettrica difettosa tra due magneti», afferma il comunicato. Per una piena comprensione dell'incidente, tuttavia, il settore dovrà essere portato a temperatura ambiente ed i magneti coinvolti dovranno essere ispezionati. «Questo richiederà tre o quattro settimane», aggunge il Cern. Dopo il riuscito avvio dell'Lh c lo scorso 10 settembre, «questo è indubbiamente un colpo psicologico», ha commentato il direttore generale del Cern Robert Aymar. «Tuttavia, il successo della prima iniezione di fasci di particelle testimonia gli anni di dura preparazione e le capacità del personale coinvolto. Non ho dubbi che supereremo questa difficoltà con lo stesso livello di rigore e applicazione», ha aggiunto. Il Cern ha spiegato che il tempo neessario per portare a termine le indagini sul guasto e per le riparazioni precludono la possibilità di un ripristino dell'attività dell'Lhc prima del periodo obbligatorio di manutenzione in inverno. Questo porterà la data per il riavvio del complesso dell'acceleratore all'inizio della primavera 2009. In seguito sono previste le prime collisioni tra i fasci di particelle nei 27 chilometri del tunnel.

Arriva Google Chrome

Difficile che oggi non vi siate stati imbattuti in qualche notizia su Google Chrome, ma è possibile che il lancio del nuovo browser web di Big G vi abbia lasciato abbastanza indifferenti. In fondo è l’ennesimo browser per navigare in Internet, per di più in versione preliminare e - al momento del lancio - solo per Windows.
La questione però è molto più complessa, almeno se le cose andassero come probabilmente si pensa in casa Google: lo si intuisce anche dal blog ufficiale di Big G, dove si spiega con evidenza che Chrome non è solo un browser ma una "piattaforma moderna per pagine e applicazioni Web". Sembrano le classiche frasi da comunicato stampa, ma non è così, ed ecco perché.
Chrome nasce dalla considerazione che Internet è cambiata e impone un ripensamento completo dei browser. Il Web non è più una collezione di pagine statiche, ma - almeno per quanto riguarda i siti più frequentati - un canale attraverso cui accedere ad applicazioni interattive, molte delle quali create da proprio Google, tra l’altro, come Google Docs o Gmail.
Chrome è stato volutamente progettato con una interfaccia molto semplice, quasi scarna, perché non è il browser che conta ma l’interfaccia dell’applicazione che usiamo attraverso di esso. Meno la grafica del browser (pulsanti, menu, pannelli, barre...) è intrusiva, meglio è. Tra l’altro Google, pur avendo usato in Chrome alcuni elementi tratti da altri browser open source (Apple WebKit e Mozilla Firefox), ha apparentemente reinventato la ruota per altri componenti, come ad esempio l’interprete JavaScript, sviluppandone da zero una propria versione anche se avrebbe potuto usare moduli software già liberamente disponibili. Questo perché lo scopo principale di Chrome è appunto garantire un funzionamento veloce e affidabile delle applicazioni web, non permettere la semplice visualizzazione di pagine Internet generiche.
Da qui anche l’attenzione alla sicurezza e alla stabilità del browser. Ogni suo pannello (tab) ha per esempio un ambiente operativo separato dagli altri: questo dovrebbe evitare il blocco di tutto il browser nel caso in cui il contenuto mostrato in un particolare pannello si rilevi instabile.

Prendiamo Chrome come ambiente ideale per eseguire applicazioni web e aggiungiamoci - l’ha fatto anche Big G - un’altra tecnologia che Google ha già in mano, Google Gears: essa permette di mantenere attive e consistenti le applicazioni web anche mentre siamo scollegati da qualsiasi rete, cosa che normalmente non accade se usiamo un normale browser. A questi due ingredienti aggiungiamo le applicazioni di Google che si possono eseguire sul disco di un computer (Earth, Desktop, SketchUp, Talk...) e quelle che si usano online (Docs, Gmail, il motore di ricerca) e il risultato - se ci astraiamo un attimo dal modello classico dell’uso di un computer - è un insieme di software applicativi e di supporto che può operare online oppure offline, abbastanza completo di suo ma comunque estendibile con altre applicazioni e servizi (online).

E' in parole un po’ strane la descrizione di un sistema operativo, e qui sta la grande importanza dell’accoppiata Chrome-Gears. Possiamo pensare a un computer che non abbia un sistema operativo complesso come Windows o Mac OS X, ma solo un piccolo "cuore" (probabilmente Linux) che faccia partire Gears e Chrome e, attraverso questi, tutti i software Google a cui abbiamo accennato prima, magari in versioni più integrate fra loro di quanto non siano oggi. Il tutto, poi, avrebbe il non trascurabile vantaggio di essere completamente gratuito.
Quanti, a questo punto, continuerebbero a comprare sistemi operativi e applicazioni tradizionali da centinaia di euro, che richiedono computer ben "dotati" per essere eseguiti decentemente? Meno di quanti possiamo pensare.